Mi chiamo Paolo Biava e per anni la mia casa è stata il mondo.
Ho iniziato la mia carriera dove non esistono copioni, dove la luce non si aspetta
e la bellezza non si mette in posa: nel reportage di viaggio.
Ho attraversato confini, mi sono immerso in culture lontane, mi sono lasciato avvolgere dai profumi di terre sconosciute e ho imparato ad adattare il mio battito a quello delle persone che incontravo.
Lì, in mezzo alla polvere e alla meraviglia, ho imparato l'arte più difficile: diventare invisibile.
Non ho mai chiesto un sorriso. Ho preferito aspettarlo. Dietro l'obiettivo, sono diventato un osservatore silenzioso, capace di rubare l'anima a chiunque incrociasse il mio cammino. Ma c'è un segreto in quel gesto: nell'istante esatto in cui sento il click dell'otturatore, quella persona smette di essere uno sconosciuto. Diventa parte di me.
Oggi porto questo stesso occhio nel mondo del matrimonio. Non cerco la perfezione della forma, ma la potenza della sostanza. Amo la fotografia rubata, quella che non ti chiede il permesso, quella che ferma il tempo prima che la consapevolezza di essere guardati rovini la magia.
Per me, fotografarvi non significa dirvi cosa fare, ma restare in ascolto di chi siete. Perché il vostro giorno più bello non ha bisogno di essere costruito; ha solo bisogno di essere riconosciuto.